Essere madre di un angelo

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Essere madre di un angelo non è semplice.
Non è semplice nemmeno sentirsi madre, quando si perde un figlio.

Si è madri se non si allatta, non si fa il bagnetto, non si culla, non si sente piangere e non si può consolare il proprio figlio?

Ho impiegato molto tempo per capirlo.

Ho impiegato molto tempo per comprendere quanto la gravidanza mi avesse profondamente cambiata.

Quella esperienza mi ha resa una donna legata indissolubilmente a qualcun altro, ad una persona che, seppur non fisicamente, è sempre presente, nella mente, nel petto, nel cuore, nel sangue, in ogni vena del mio essere.

Ecco, credo che essere madre significhi più di tutto questo: provare un legame così forte, fisico, istintivo, fatto solo e soltanto di amore, puro, incondizionato, infinito…per un bambino: nostro figlio. 

L’assenza dei nostri bambini toglie qualcosa a questo legame? Nulla.

Toglie molto altro, questo è certo.

Ed è questo molto altro che rende la nostra esperienza di madre così difficile.

Non ci sentiamo appagate, ricompensate del nostro affetto e della nostra fatica dai sorrisi, dal profumo, dalla presenza dei nostri figli fra le nostre braccia.

Eppure tutto ciò non riduce il nostro amore, non spezza né scalfisce il nostro legame coi nostri figli…ci dimostra invece quanto l’amore che proviamo per lui – o per lei – non abbia bisogno di alcuna ricompensa per esistere, né per non affievolirsi.

Ed ecco che appare evidente quanto questo legame sia unico…un legame che non può esistere fra nessun altro se non tra una madre (e un padre) e il proprio figlio.

L.H.
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